Lo ha aggredito da dietro, ma non ha colpito alla schiena. La prima coltellata contro l’ebreo ortodosso Nathan Graff (40 anni) è stata sferrata al volto. Un taglio profondo tra la guancia e l’orecchio. Solo dopo, mentre scappava tra i giardini e le macchine parcheggiate in viale San Gimignano, nella periferia Ovest di Milano, Graff è stato colpito alla schiena.
È questa la ricostruzione dei poliziotti della Digos, confermata dalla vittima. Appare chiaro dunque che l’obiettivo dell’assalitore era uccidere Graff, non sfregiarlo.
Ebreo accoltellato a Milano: una donna ha visto in faccia l’aggressore
Forse l’assalitore è stato visto in faccia. L’aggressione è avvenuta giovedì sera alle 20.20. Pochi secondi dopo, a qualche decina di metri di distanza, una donna avrebbe visto un uomo sfilarsi il passamontagna e procedere a passo svelto.
La signora stava parcheggiando la sua auto, quando la sua attenzione è stata attratta proprio da quel passamontagna. In qualche attimo, la donna è riuscita a fissare nella propria memoria i tratti dell’uomo.
Non solo le caratteristiche generali (magro, non molto alto, carnagione e capelli chiari), ma anche i lineamenti. Gli investigatori della Digos, insieme agli uomini della Scientifica, hanno già ricostruito un identikit.
Secondo la moglie di Graff si è trattato di un atto di antisemitismo. Teoria condivisa da buona parte della comunità ebraica milanese. Al momento però il movente raziale è solo una delle ipotesi sulle quali si sta muovendo l’inchiesta.
Fonte: corriere.it






















