MILANO – Ieri la notizia che moltissimi giovani avessero rifiutato un contratto di lavoro per un impiego nell’ambito dell’Expo di Milano aveva infiammato il web. Primo a dare la notizia è stato il Corriere della Sera nell’articolo “Turni scomodi per lavorare all’Expo.Otto su dieci ci ripensano” e subito la notizia viene ripresa da moltissimi siti d’informazione. Nell’articolo si fa riferimento al fatto che moltissime delle persone che avevano passato le selezioni per ottenere un contratto di lavoro della durata di sei mesi, con stipendi compresi tra i 1300 e 1500 euro, avessero improvvisamente deciso di rifiutare la proposta d’impiego a causa degli orari di lavoro troppo scomodi, che prevedevano anche turni serali e nel corso del week end, e del compenso troppo basso.
Ovviamente tutto questo ha innescato il dibattito sui cosiddetti “bamboccioni” e sul fatto che i giovani italiani siano troppo schizzinosi in fatto di lavoro. Ma qualcuno ha iniziato a interrogarsi anche sulla veridicità della notizia, che nonostante la fonte molto autorevole, appariva comunque quantomeno bizzarra, soprattutto in un periodo in cui di lavoro non ce n’è poi molto.
Nelle ore successive i ragazzi che hanno effettivamente rifiutato questi incarichi hanno deciso di spiegare le loro ragioni, affidandosi ancora una volta al web. Su Facebook, Twitter e moltissimi giornali online sono comparse dichiarazioni di persone che hanno evidenziato come la faccenda non fosse proprio come si descriveva nell’articolo del Corriere: infatti i rifiuti erano in gran parte dovuti alla disorganizzazione nel processo di selezione del personale e al poco preavviso con cui è stato confermato il contratto. Da qui l’impossibilità di recarsi a Milano da un giorno all’altro e per compensi inferiori a quelli di cui si era parlato precedentemente.
Insomma una storia che vede due versioni diametralmente opposte, ma che ha dimostrato comunque una cosa: in Italia siamo spesso pronti a puntare il dito contro i giovani senza pensarci troppo.






















