Nel 2012 la disoccupazione ha registrato valori record: il 10,7% in Italia e del 7,8% a Milano. Nonostante le difficoltà dovute alla crisi economica, però, nell’area milanese il saldo occupazionale è risultato stabile.
A diffondere i dati è Assolombarda dopo uno studio condotto su 750 imprese che occupano un totale di 120mila lavoratori nelle province di Milano, Lodi e Monza e Brianza.
Dalle ricerche è risultato come, nonostante il momento difficile, il saldo occupazionale nell’area milanese è risultato nullo. L’indagine rileva un +0,2%, in linea con le statistiche ufficiali, queste hanno mostrato una tenuta sostanziale dell’occupazione a fronte di un aumento dei disoccupati in cerca di lavoro.
Nel 2012 sono state ridotte, da parte delle imprese, le quote di assunzioni a tempo indeterminato con un ridimensionamento anche della quota di contratti convertiti da determinati ad indeterminati: il tasso di conversione, infatti, è sceso dal 41% al 33%.
Come si è raggiunto, allora, l’equilibro del sistema nelle imprese senza diminuire l’occupazione? Ruolo determinante è stato giocato anche dalla riduzione delle ore lavorate per dipendente (passiamo dalle 1567 del 2011 alle 1563 del 2012). Insieme a questa, vi è stata anche un’altra riduzione, sebbene meno incisiva; gli stipendi del personale non dirigente, infatti, sono cresciuti nel 2012 del 2% circa, quindi meno dell’inflazione che si attesta al 3%.
Queste politiche aziendali hanno permesso, come rilevato dallo studio, un mantenimento del tasso occupazionale nella Regione a scapito, tuttavia, di alcuni episodi di malcontento da parte dei lavoratori. Il caso delle proteste dei dipendenti del Fatebenefratelli trova, uno dei suoi motivi portanti, proprio nella diversa crescita delle retribuzioni dei dirigenti e del restante personale.






















