Il rischio di uno scontro all’interno di una famiglia della ‘ndrangheta nel Nord Italia e il pericolo di una nuova scissione, se non addirittura di una faida, per ottenere un ruolo di maggior importanza all’interno del clan. Il tutto scongiurato grazie a un’azione del “tribunale” delle cosche, dove il crimine regola e appiana tutto.
C’è poi una “lite” tra gli uomini del clan Muscatello, al centro dell’inchiesta “Crociata” che ha portato a 28 ordini di custodia cautelare, eseguiti giovedì mattina dai carabinieri del comando provinciale di Milano e del Gruppo di Monza. Le indagini sono iniziate nel 2013, e ad oggi sono stati sequestrati quasi 200 chili di droga e arrestati in flagranza 9 pregiudicati.
Milano criminalità: 11 indagati accusati di far parte del clan Muscatello
I “mandati” sono a firma del Gip milanese Andrea Ghinetti su richiesta dei magistrati Alessandra Dolci e Marcello Tatangelo della Direzione distrettuale antimafia. Le accuse sono varie e vanno dal traffico internazionale di droga all’associazione a delinquere di stampo mafioso, passando per usura, rapina ed estorsione.
Dei 28 arrestati 27 sono italiani e uno albanese. Gli investigatori hanno inoltre contestato l’appartenenza al clan Muscatello per 11 indagati. L’indagine riguarda in particolare le vicende del “locale” di Mariano Comense, da oltre 30 anni nelle mani del boss Salvatore Muscatello (81 anni) che da sua casa (nello stesso comune) ha guidato il “locale” fino al giorno del suo arresto ai tempi dell’inchiesta Infinito.
Fonte: corriere.it






















